Assunta, di nome e di fatto, dopo 38 anni di precariato

Assunta nel giardinoQuando diceva il suo nome per presentarsi, Assunta aggiungeva: “di nome, ma non di fatto”. Era precaria infatti. Non era stata ancora “assunta” come collaboratrice scolastica con un contratto a tempo indeterminato dal Ministero dell’Istruzione. Aveva fatto per la prima volta la domanda per l’inserimento in graduatoria nel 1973, quando aveva 22 anni.

Assunta Fragomele ha ora 60 anni e vive a Nardodipace, un paesino di montagna delle Serre calabre, in provincia di Vibo Valentia. Il 30 agosto 2011, dopo 38 anni di precariato, ha ricevuto la notizia della sua immissione in ruolo come collaboratrice scolastica.

Assunta inizia adesso, alle soglie della pensione, la sua vita da lavoratrice con contratto a tempo indeterminato.

Come ti senti Assunta?

Serena, perché finalmente ho raggiunto una stabilità lavorativa con un contratto a tempo indeterminato. Soprattutto non dovrò vivere più l’ansia della “destinazione temporanea”.

Cosa hai provato quando hai saputo che eri stata immessa in ruolo?

Emozione e gioia insieme.

Per quanti anni hai lavorato come precaria?

Quando ho fatto per la prima volta la domanda per entrare in graduatoria era il 1973 e avevo 22 anni. Ma sono stata chiamata per la prima volta a fare supplenze nel 1996. Quindi posso dire che sono stata precaria per 38 anni, fino all’altro giorno praticamente.

Come ti sei sentita durante tutti questi anni di precariato?

Vivevo con molta ansia la chiamata dal provveditorato per la scelta della sede temporanea, dove sarei andata da settembre ad agosto dell’anno successivo.

C’è stato qualche momento di sconforto in cui hai pensato “Mollo tutto.Rimango a casa a fare la casalinga”?

No. Ho deciso di proseguire la mia vita da lavoratrice precaria e pendolare, anche perché i miei figli oramai erano grandi quando sono stata chiamata per le prime supplenze.

Qual è stata la motivazione più forte che ti ha spinto a continuare, a non mollare?

La  volontà di lavorare per essere indipendente economicamente ed avere una vecchiaia tranquilla con una pensione che mi permetta di vivere dignitosamente.

Raccontaci com’era la tua vita da precaria?

Le supplenze inizialmente erano per un mese o due durante l’anno scolastico, nei vari paesini della provincia di Catanzaro. Col passare degli anni sono arrivata all’ incarico annuale, cioè la sostituzione per un anno scolastico intero. L’incarico annuale mi permetteva di avere un contratto a tempo determinato dal mese di  settembre ad agosto dell’anno successivo, con ferie e malattia retribuite.

Lavoravi lontano da casa?

Sì, per arrivare a scuola più o meno facevo e faccio un’ ora di viaggio in macchina e ovviamente un’altra ora la faccio per ritornare a casa. Precisamente cento chilometri in tutto nelle strade delle Serre vibonesi e dei paesini del Catanzarese. La mattina esco da casa alle 6:15 e rientro alle 15:30.

Dove hai trovato la forza durante tutti questi anni per affrontare i sacrifici?

Buona volontà e la tenacia sono la mia forza. L’obiettivo: arrivare ad avere uno stipendio.

La tua famiglia come ha preso la notizia della fine del tuo precariato?

Ovviamente bene, sono tutti molto felici per  me.

Tuo marito lavora o è in pensione?

No. È in pensione da quattro anni.

È molto strano che tu sia stata immessa in ruolo e che tuo marito sia già in pensione. Non credi?

Sì, è strano. Adesso si sono invertiti i ruoli: lui che provvede alla casa e io lavoro.

Guardandoti intorno, ti reputi fortunata, nonostante tutto?

Sì, mi ritengo comunque fortunata. Mi dispiace per i miei colleghi che non sono stati assunti.

Cosa diresti alle miriadi di precari che ci sono oggi in Italia?

Siate tenaci come me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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