Giulia da Buenos Aires: “qui è tutto da fare.”

Giulia anche tu fai parte della numerosa comunità di italiani che si trova sparsa per il mondo. Raccontaci un po’ di te.

Sono una romana convinta da 29 anni  che si è laureata in legge ma che ha sempre avuto la passione per la scrittura, anche se poi, come ho imparato cominciando a fare il mio lavoro, la scrittura è solo una parte del giornalismo. A Buenos Aires sono arrivata per la prima volta nel 2008 per fare uno stage all’agenzia Ansa: quattro mesi incredibili. Così ho deciso di tornare, ma non sapevo quando e se ci sarei riuscita. Nel dubbio però ho continuato a lavorare anche in funzione di questo progetto e alla fine, due anni dopo, è arrivato un momento perfetto per partire: era adesso o mai più.

Giulia a Buenos AiresPerché hai scelto Buenos Aires?

Mi sono innammorata della città nel 2008 e ho sempre avuto voglia di tornare. Poi ci sono state altre considerazioni che non avevano nulla a che fare con il “cuore”, per esempio il cambio favorevole che con guadagni minimi mi permette di avere una vita autonoma che a Roma non potrei mai permettermi. Il fatto che se da un lato è vero che da noi si scrive meno di America Latina, dall’altro è anche sicuro che c’è meno gente disposta a trasferirsi in un Paese a quattordici ore di volo diretto, quindi c’è meno concorrenza.

L’Argentina, meta preferita per moltissimi anni dagli emigranti italiani, dopo la forte crisi si è trasformata in un Paese da cui scappare. Non ti senti un po’ controcorrente?

La corrente migratoria si è invertita e moltissimi europei vengono qui ora. La mia coinquilina per esempio è spagnola (un Paese che per anni ha accolto argentini in fuga), ma ho anche altri amici che dall’Europa in crisi si sono rifugiati nell’altra metà del mondo. Come ha detto un ragazzo una volta a una festa: “Là è già stato fatto tutto, qui è tutto da fare.”

Cosa ti offre l’Argentina che l’Italia non ti ha dato?

Più libertà di scelta nella mia vita e un’esperienza che ricorderò per sempre.

Sul piano lavorativo quali sono le differenze tra argentini e italiani?

Sembrerà strano, dato che per noi questo è il terzo mondo, ma qui i pagamenti sono più regolari e, sebbene il lavoro nero sia presente, tendono più a metterti in regola. Ho amici per esempio che lavorano nei call center e non c’è paragone con il trattamento che viene riservato agli impiegati in Italia: qui è decisamente migliore. Per il resto, io finora ho lavorato per l’Italia, a breve comincerò a lavorare per gli argentini: ti farò sapere.

Ci sono tanti giovani italiani a Buenos Aires?

Sì.

Hai colleghi italiani che ricoprono posizioni importanti?

Della mia età, che io sappia no. Però non li conosco tutti e parliamo di ragazzi che hanno provato a seguire la via da freelance come me. Ho una coppia di amici biologi, un’italiana e un argentino, che lavorano qui ma stanno pensando di spostarsi. Sicuramente tutti si danno da fare.

Chi sono i nuovi emigranti italiani e perché lo fanno?

Molti hanno semplicemente voglia di mettersi alla prova e di fare un’esperienza fuori, altri sono stanchi della situazione nel Paese di origine e preferiscono stare qui e fare lavori magari meno qualificanti per il curriculum però li vedo decisamente più felici. Poi c’è anche chi qui ci sta da un po’ e ora si è stancato.

Come si svolge la tua vita a Buenos Aires? 

Lavorando come freelance cerco sempre di inviare idee alle varie testate per cui lavoro ma non sempre è semplice trovare spazio. Una cosa di cui ero cosciente anche prima e motivo per cui ora, che la crisi si fa sempre più sentire, sto cercando anche un lavoro qui.

È stato difficile abituarsi alla nuova vita oltre continente?

I primi tempi devo confessare di sì. Ti devi ricostruire la vita da tutti i punti di vista: casa, lavoro, amici, punti di riferimento. Poi, un po’ alla volta, le cose cominciano a prendere una forma, che magari cambierà tante volte ma è il bello di un’avventura del genere.

Arte, musica, cucina, calcio. Italia e Argentina si somigliano molto?

Abbiamo certamente moltissime cose in comune, ma non si può negare che l’argentino (e il porteño, l’abitante di Buenos Aires) abbia una sua identità. Ripeto, sicuramente ti senti più a casa qui che in altre parti del mondo o dell’America Latina, ma le differenze – dopo qualche tempo – si cominciano ad avvertire. Ed è bello percepirle.

Si avverte nella città quel famigerato profondo legame che la comunità italiana ha stabilito con l’Argentina, influenzandone il tessuto sociale, economico e soprattutto culturale?

Sì. Ma devo dire che dal punto di vista culturale questa città è molto più viva di Roma. C’è tanta voglia di fare ed è spesso molto più facile organizzare eventi, mostre, fiere. Le persone si espongono di più, senza preoccuparsi troppo di non essere il numero uno e questo è bello, perché ti porta a superare tanti limiti e a spingerti un po’ oltre le tue paure.

Nell’immaginario collettivo a Buenos Aires si respira aria di cultura: teatro, libri, concerti. È così?

Assolutamente, c’è una vivacità culturale impressionante.

Anche se è sicuramente il calcio lo sport più seguito in Argentina c’è stata da poco la Copa America e ha vinto  l’Uruguay mentre è retrocesso il River Plate, probabilmente la squadra più famosa dell’Argentina. Come l’hanno presa gli argentini?

Malissimo. Qui il calcio è vissuto come in Italia, molti ne fanno una malattia. Il giorno della retrocessione del River poi la città era bloccata, alcuni tifosi hanno fatto un disastro e distrutto alcune parti dello stadio Monumental, quello del River.

Negli ultimissimi anni pare che l’Argentina abbia una crescita economica parecchio sostenuta, c’è chi dice che stiano taroccando i dati alla grande. Tu che pensi?

Il Paese è sicuramente in crescita, però ha anche un’inflazione del 25/30% per quanto si ostinino a negarlo. È difficile dire come finirà, è una nazione abbastanza instabile dal punto di vista economico mentre ora la politica, con il kirchnerismo, sembra avere trovato una via. Solo che adesso “l’uomo forte” degli ultimi dieci anni, Nestor Kirchner, è morto. La moglie Cristina sarà sicuramente rieletta domenica prossima e poi si vedrà. Non è uno stato in cui si possono fare troppe previsioni nel lungo periodo.

Dopo la crisi l’Argentina è diventato un Paese pericoloso: scippi, furti. Hai mai avuto paura?simboli della capitale argentina

No. Certo ci sono alcune zone della città dove è meglio non andare. Persino gli abitanti di Buenos Aires non ci possono andare: non sei del quartiere, punto. Il pericolo di essere rapinato c’è, è successo anche a miei amici argentini, però ti può succedere anche a Roma. Inoltre noi italiani abbiamo la fortuna di poterci mescolare bene, nessuno a prima vista direbbe che non sei di qui, ci assomigliamo.

Qual è la situazione politica adesso nello stato di Buenos Aires? Ci sono state le elezioni amministrative da poco, dacci un tuo parere.

Il sindaco della città, Mauricio Macri, è conservatore e sebbene a prima vista Buenos Aires non lo sembri, è stato eletto con grandissime percentuali, segno che i porteños sono più conservatori di quello che possa sembrare. Per il Paese invece gli argentini continuano a preferire Cristina Kirchner: questa è stata la contraddizione degli ultimi tempi. A livello locale il kirchnerismo non ha avuto un grande sucesso ma a livello nazionale le persone non sembrano avere molti dubbi: la presidenta è data oltre il 50% nei sondaggi.

Da un punto di vista legislativo l’Argentina è uno dei Paesi più aperti in tema di politica emigratoria però, è anche uno dei Paesi in cui il razzismo si avverte in maniera più forte, soprattutto verso ebrei e argentini che non hanno origini europee. Come te lo spieghi?

Direi più verso boliviani, peruviani. Poi sì, anche gli ebrei sono visti un po’ male ma non ho mai sentito di episodi di razzismo verso argentini che non abbiano origini europee. Direi che la cosa è più focalizzata verso quelle persone di classe alta estremamente conservatrici, che guardano male chiunque in generale non faccia parte del loro ambiente. Il perché non saprei spiegartelo, posso fare delle ipotesi ma sarebbe una mia teoria basata sul nulla.

Tu sei mai stata vittima di razzismo o gli italiani vengono trattati diversamente?

No, con gli italiani in generale sono affettuosi anche perché molti hanno origini italiane.

I diritti della donna lavoratrice vengono rispettati?

Te lo saprò dire appena troverò un lavoro qui, in generale anche se il Paese è piuttosto machista le donne lavorano e ricoprono anche posizioni importanti. Però non posso essere più specifica perché ancora mi manca un’esperienza diretta.

E in Italia? Qual è la tua esperienza come donna lavoratrice in tema di diritti e parità?

Non ho mai avuto problemi, ma alcune mie amiche sì. C’è ancora la tendenza a trattare di cose serie con una donna solo se c’è un uomo al suo fianco o a fare i “piacioni”, come si dice a Roma, se ti trovi di fronte una bella ragazza, invece di essere seri e parlare di lavoro. È una cosa che cambierà, ne sono certa, ma ha bisogno di tempo perché per secoli purtroppo il sistema è stato impostato in questo modo e le donne si sono emancipate a livello generale solo da poche decine di anni. È un discorso lungo e complesso, sicuramente serve tempo ma stiamo recuperando. Le donne se ci si mettono non le ferma nessuno, per fortuna.

Segui la vita della politica italiana da Buenos Aires o “hai chiuso”con questa parte dell’Italia?

Continuo a seguire, è il mio Paese e non me la sento di abbandonare totalmente tutto ciò che lo riguardi.

Com’è vista l’Italia da Buenos Aires?

Come tutte le cose che osservi quando prendi una certa distanza, riconosci ancora di più i pregi e i difetti perché sei in una posizione di esterno.

Cosa si pensa a Buenos Aires della crisi che c’è in Italia?

Che stiamo come stavano loro nel 2001. Molte persone mi dicono: “Te ne sei andata giusto in tempo!”

Pensi che in Italia quando si parla dei giovani si abusi dell’espressione “fare un’esperienza all’estero” per nascondere un nuovo fenomeno migratorio che vede protagonisti i giovani cervelli del Belpaese?

Ti posso dire che la metà dei miei amici sta “facendo un’esperienza all’estero” da quattro anni…

Senti la nostalgia di casa?

Al momento casa non mi manca, questo Natale lo trascorrerò qui per esempio. Però mi mancano le persone care, gli amici di una vita con cui purtroppo non puoi condividere le tante cose che ti stanno cambiando: spesso li vorresti più vicino, avverti il bisogno dei loro commenti, di sentire le loro opinioni, le loro prese in giro. Per fortuna ora restare in contatto è più facile, basta una telefonata su skype: non è la stessa cosa ma aiuta tanto.

Ti senti un emigrante o una persona con tanta voglia di viaggiare, di crescere, di conoscere nuovi posti, nuove cultura?

Le due cose insieme.

Domanda scontata: balli il tango?

Lo ballavo, poi ho smesso. Adesso vorrei ricominciare, ho portato le scarpe ma ancora non sono andata a fare una lezione. A ver que onda, come si dice da queste parti…

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