Novità sul fronte stage: Elsa Fornero si oppone al lavoro a costo zero
Lo scorso 18 marzo il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero ha espresso la sua riguardo alla questione giovani e lavoro soffermandosi sull’abuso degli stage in Italia.
“Basta con gli stage non retribuiti, chi lavora deve essere pagato.” Secondo il Ministro del governo Monti, lo stage ha una finalità formativa e in quanto tale può essere una tipologia contrattuale utilizzabile esclusivamente per coloro che ancora devono terminare gli studi universitari. Terminato il percorso formativo, qualsiasi tipologia di stage deve prevedere una retribuzione. “Io ho intenzione di eliminare gli stage“, dichiara lo stesso Ministro durante la trasmissione Che tempo che fa, condatta da Fabio Fazio. E la criticità della situazione risulta fortemente evidente: in Italia l’abuso dei contratti di stage da parte delle imprese ha fatto si che i giovani neolaureati italiani lavorino a costo zero. Non solo, le giovani risorse, spesso anche altamente qualificate, nella maggioranza dei casi non ricevono nemmeno un minimo rimborso spese, e nei casi peggiori anche il costo del pranzo è a spese dello stagista.
Lo stesso ministro Fornero si dimostra preoccupata per la condizione dei giovani: ”In Italia il grande problema sul fronte lavoro è rappresentato dai giovani. Quindi l’obiettivo della riforma è quello di rendere la situazione dei giovani migliore sia in termini di quantità sia in termini di qualità.” Più del 31% dei giovani italiani è disoccupato. L’obiettivo della riforma è “ripulire”: togliere alcune forme contrattuali che sono state utilizzate male e quindi dare ai giovani maggiori posti di lavoro e tipologie contrattuali migliori. I nuovi accordi contrattuali flessibili, che la Fornero definisce “contratti subordinati a tempo indeterminato”, avranno come obiettivo la stabilizzazione del lavoro e l’agevolazione di quelle aziende che offrano ai lavoratori un impiego stabile.
In parole semplici: le aziende che proporranno ai proprio impiegati un contratto a tempo determinato, dovranno pagare un “di più”, che però verrà in parte restituito dallo Stato nel momento in cui la figura venga assunta a tempo indeterminato. La convinzione del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali è che questa forma di intervento potrebbe essere un buon incentivo per far sì che le aziende avviino una politica di assunzioni basata su contratti a tempo indeterminato.
Stando a queste dichiarazione sembra che anche il Governo si avvicini alle esigenze dei giovani. Ma resta il fatto che il famoso articolo 18, del quale si sente continuamente parlare su tutti i media, rimane un nodo ancora tutto da revisionare e soparattutto i disaccordi su ogni tipo di cambiamento sono pane quotidiano. Staremo a vedere. Se almeno sul fronte stage si arrivasse ad una condizione più “umana” per i giovani italiani sarebbe già un grande passo avanti.











