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Il 1 Maggio 2013 è ormai passato, ma ha lasciato dietro di sé una scia di critiche e uno scontento generale che ha messo in discussione anche l'azione dei sindacati. Vediamo quindi cosa ne pensa il sindacalista Carlo D'Ubaldo, Segretario organizzativo della sezione di Viterbo della CGIL, e cerchiamo di fare il punto sulla situazione italiana circa il lavoro e l'occupazione.

Iniziamo subito con un commento sulla celebrazione della Festa del Lavoro.

1. È stato un 1 Maggio 2013 amaro per tutti i lavoratori, e non, d'Italia. Tante le manifestazioni che sembravano più di "protesta" che di "festa". Lei per cosa ha festeggiato quest'anno?

Sono ormai alcuni anni che la gioia di festeggiare il 1 Maggio si è un po' affievolita. Le sofferenze e le lotte che hanno avuto come protagonisti i lavoratori sembrano ormai fare più parte dell'iconografia storica che essere il metro con il quale misurare il valore della nostra democrazia. Rimane la gratificazione di vedere ancora tanti lavoratori e giovani che, nonostante tutto, hanno voglia di stare insieme e battersi per un futuro migliore. Ho festeggiato nel vedere le immagini delle manifestazioni in Turchia, in Bangladesh e in altri Paesi dove lo sfruttamento dei lavoratori è insopportabile e i diritti rappresentano ancora un obiettivo lontano.

2. Tra le tante espressioni di scontento, sono stati chiamati in causa anche i sindacati, come è successo a Napoli, accusati di un progressivo abbandono dei lavoratori a se stessi. Come risponde a queste critiche?

Mi piacerebbe che anziché generalizzare le responsabilità del "sindacato", si giudicassero nello specifico le diverse organizzazioni sindacali per come agiscono, si mobilitano e in che modo rappresentano i lavoratori; allora si scoprirebbe che non tutte sono uguali. Riguardo alle espressioni di scontento, se sono rivolte con argomentazioni di merito, personalmente le considero un valore e una ricchezza in grado di aiutare a migliorare il livello di rappresentanza.

3. In questi tempi di crisi e divisioni, la cooperazione fra i sindacati è ancora un elemento importante per raggiungere gli obiettivi comuni? Tutte le sigle sindacali si impegnano nella stessa misura o si potrebbe fare qualche sforzo in più?

Le divisioni all'interno del fronte sindacale non sono mai auspicabili, ma sono anche un segnale della differenza nell'impegno e nella pianificazione degli obiettivi che ogni sigla si pone. Penso che l'unità sindacale, che si deve basare su scopi condivisi, sarebbe facilitata da una buona legge sulla rappresentanza che coinvolga pienamente i lavoratori nei processi di costruzione delle piattaforme rivendicative e di approvazione degli eventuali accordi raggiunti.

4. Lei crede al rischio di contagio del sistema economico e bancario italiano da parte di Gracia, Cipro e Spagna tanto gridato dall'Unione Europea?

Fino a quando l'Europa avrà a cuore solo l'economia finanziaria, probabilmente le speculazioni riusciranno ad attaccare tutti i Paesi considerati "deboli". Serve un'Europa con maggiore unità politica, in modo da indicare un indirizzo economico omogeneo in tutta l'Eurozona. Un sistema politico europeo più forte avrebbe maggiori possibilità di affrontare la crisi e arginare le inevitabili speculazioni finanziarie.

5. Ritiene che la politica abbia delle colpe riguardo la degenerazione dello scenario lavorativo e occupazionale in Italia?

, soprattutto per la mancanza di un'adeguata pianificazione economica e sociale nel nostro Paese. Anche da noi ha prevalso la politica liberista unita ad un'economia sbilanciata verso la finanziarizzazione, che ha preferito lasciare mano libera la mercato senza proccuparsi delle conseguenze per le fasce di popolazione più deboli. È mancato un grande progetto che ribaltasse i vecchi stereotipi di un sistema industriale basato solo sull'ossessiva ricerca della produttività senza qualità, sul consumo illimitato delle risorse naturali e non senza alcun riguardo per l'ambiente.

6. Quali effetti, positivi e negativi, ha sortito la Riforma del lavoro promossa dall'ex Ministro Fornero?

In un momento in cui occorrevano provvedimenti a favore della crescita generale del Paese e dell'occupazione, si è preferito intaccare i diritti dei lavoratori in nome di una flessibilità ipocrita. Il lavoratore trae benefici dalla flessibilità solo se sono previsti degli ammortizzatori che lo sostengano nei periodi in cui è in cerca di un'altra occupazione. Il vero problema è che non c'è abbastanza lavoro, quindi la tanto decantata "flessibilità" in uscita serve solo a licenziare senza pensarci troppo i lavoratori, magari per assumerne altri più giovani da ingabbiare in contratti talmente precari da trasformarli in meri strumenti di produzione, non esseri umani.

7. Sempre più italiani si "buttano" sul telelavoro o su diverse forme di lavoro che utilizzano Internet, come il cloud working o il social media management. I sindacati prevedono qualche tutela anche verso queste nuove professioni o è necessario un po' più di tempo per studiare la situazione?

Fino a quando la rappresentanza e la esigibilità delle norme contrattuali non saranno regolate da una legge, i lavoratori, soprattutto quelli che operano nei settori innovativi, saranno sottoposti ai più vili ricatti. Infatti proprio questi professionisti sono i più colpiti dagli svantaggi dei contratti precari, a partire da quelli introdotti dalla L 30/2003, che prevedono condizioni davvero inaccettabili, come la minaccia di licenziamento nel momento in cui si iscrivano ad un sindacato. La rete di tutela non è prerogativa dei sindacati, ma nasce e si amplia tramite gli accordi fra le parti sociali e il Governo. Ecco perché occorre urgentemente un quadro legislativo chiaro, inclusivo e coerente.


8. In che condizioni si trova l'universo sindacale, a livello di adesioni e numeri?

Nonostante la crisi, direi buone. Certo è che se diminuiscono i lavoratori dipendenti, diminuiscono anche gli iscritti. La crisi della rappresentanza, che per ora riguarda solo la politica, a lungo andare potrebbe investire anche il mondo dei sindacati. È necessario adeguarci ai tempi, migliorare il contatto con la nostra base. Dobbiamo indicare e raggiungere degli obiettivi che diano maggiore speranza per il futuro dell'Italia, promuovendo sempre e comunque la trasparenza organizzativa.

9. Rinfreschiamo la memoria ai nostri lettori. Quando e come un lavoratore si può rivolegere ai sindacati? È necessario essere iscritti?

Innanzitutto i sindacati forniscono qualsiasi informazione inerente al rapporto di lavoro. Sono previsti inoltre alcuni servizi e diverse modalità di assistenza tramite: gli uffici del Patronato, per tutto ciò che riguarda la pensione, le malattie professionali, l'invalidità; l'Ufficio Vertenze Legali, che fornisce assistenza legale circa le cause di lavoro come i licenziamenti illegittimi, ma effettua anche servizi quali la verifica delle buste paga, per esempio. Infine ci sono i Centri di Assistenza Fiscale, per un aiuto nella compilazione di tutte le pratiche fiscali, compresa la dichiarazione dei redditi. È necessario essere iscritti al sindacato solo per usufruire dell'assistenza legale dell'Ufficio Vertenze Legali, i Centri di Assitenza Fiscale prevedono tariffe molto agevolate mentre il Patronato è completamente gratuito per tutti i lavoratori. L'iscrizione a un sindacato è un argomento un po' delicato: ovviamente non è obbligatoria, ma oltre ad essere una forma di finanaziamento "dal basso" per i servizi che vengono erogati gratuitamente, rappresenta anche un segno di riconoscimento del lavoro che il sindacato porta avanti da anni.

10. Data l'altissima disoccupazione giovanile, cosa si sente di dire ai giovani che non vogliono emigrare? Quali sono i settori in cui crede ci siano maggiori possibilità di impiego per loro?

In questo momento credo che la specializzazione in uno dei tanti rami della Green Economy possa essere un buon investimento per riuscire a costruirsi un futuro in Italia.

11. Crede che il Governo Letta, appena insediatosi, abbia una linea d'azione precisa in merito al lavoro? Secondo Lei ci sono buone probabilità che questo governo affronti la questione in modo serio e deciso?

Il mio giudizio è negativo. Tuttavia, vista la situazione di stallo che si è venuta a creare per l'inadempienza dei propri doveri da parte della classe politica, "devo" credere per forza che la squadra a guida del Paese possa davvero fare qualcosa viste le  drammatiche urgenze che viviamo. Il problema di fondo è che mi sembra sia prigioniero di una maggioranza poltica innaturale: Pd, Scelta Civica e Pdl rappresentano modi diversi, spesso contrapposti, di vedere il lavoro, l'economia, il Welfare e i diritti civili. Inoltre non dimentichiamo che per alcune forze politiche sembra più importante garantire l'immunità a qualcuno piuttosto che lavorare per il superamento delle disuguaglianze sociali.

12. Se dovesse dare un consiglio al nuovo Governo, qual è la priorità assoluta oggi per quanto riguarda il mondo del lavoro?

Impostare un progetto complessivo di sviluppo sostenibile per il nostro Paese basato sulla tutela del territorio e sulla Green Economy. Nell'immediato direi di avviare la progettazione e la realizzazione di grandi opere infrastrutturali che da un lato creano nuovi posti di lavoro e dall'altro forniscono un incentivo agli investimenti, sia pubblici che privati.

 

 

 

 

 

 

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